venerdì, 16 maggio 2008,12:48

Mi hanno chiamato di notte, rimandato lezioni e poi dato buca, tirato pacchi clamorosi. Arrivavo in Accademia, e classico dei classici, sempre all'ultimo momento, non posso veniiiiire, ritardo due minuti, no dieci, sono in parcheggio arrivo, sto male, ho il colera, sono in gita in Antartide, non te l'ho detto?....
Dimenticavano spartiti, quaderni, testi, microfono, mp3, testa. E non han studiato un cazzo tutto l'anno.
Per non dimenticare il pacco clamoroso di due seconde voci su due, ad un mese dal saggio, le crisi isteriche, la depressione, e blablabla.... Ma ormai è finita. 15 giorni, il saggio finale, e per luuuunghissimi mesi non li avrò più fra le balle. Ah si.
Ma ieri. eh beh, ieri. Hanno avuto l'esame. Uno per uno, dentro, col Direttore a fustigarle per bene. Direttore che è peraltro tenore di professione, pianista e organista e compositore e tuttologo. Le ha viste tutte al microscopio, le ha fatte leggere a prima vista, cantare a testa in giù e roteando un hooola hop con ogni caviglia...
Guardandolo schiacciar le guancie a Laura, mentre le faceva ripetere un vocalizzo con guguguguguguguguguuuuu (gu... eheh, ma sarò bastarda..), e lei rosso porpora, tremante, sudando, con lo sguardo che implorava aiuto. E io nooo, morireeeee, vi arrangiate belle mie. Tiè. Ecco.
Che soddisfazione. Ora si, ora son pronta per farmi sto culo quadro per i loro saggi. Sono sufficientemente appagata.
(sono state bravissime, mannaggia a loro! ma non diteglielo..)
giovedì, 15 maggio 2008,07:49
..e son le stesse persone che mandano l'sms da due euro per la fabbrica del sorriso.
Per poi arrivare a questo.
mercoledì, 14 maggio 2008,17:21
Si insomma, il collega carino se li guarda tutti. Amici, Saranno Famosi, X-factor. Adora i programmi musicali, ed è vano ogni mio tentativo di redimerlo verso esempi di professionalità musicale più... adeguati.
Io infatti non ne ho mai veduto che fotogrammi in mezzo all'isterico zapping.
Ma ieri. Ieri aveva una camiciola aderente, con i pettorali torniti dal nuoto trisettimanale che premevano la stoffa e i bottoncini tiravano. Ah se tiravano.
E qui si è sensibili all'intelligenza di un uomo.
Indi, mi son fatta convincere a vedere sto X-factor. Come inizio, avevo un gruppo che nettamente mi piaceva più di altri... ed è stato eliminato. Ah beh. Poi una voce "originale", originalmente la copia sputata di Amy Winehouse (nelle intenzioni almeno). Poi bei faccini e occhioni blu, giusto giusto intonati ecco. Dj Francesco, addirittura bravo a tener le redini della cosa. I pooh in un triste playback (dal vivo solo la vena del collo di Facchinetti) degno del miglior circolo anziani. Il resto erano spettacolino tra Morgan e gli altri giurati, di tristezza profonda tale era il livello stomacalmente basso.
Ma mi chiedo.
La Ventura. Cosa cazzo c'entra la Ventura. Cosa cazzo ne sa di musica la Ventura. Non me lo spiego.
Allora si diceva, era una camicia bianca aderente, che disegna proprio i pettorali e scivola sugli addominali torniti...
mercoledì, 14 maggio 2008,14:33

C'è probabilmente il mondo dei ricchi, e il mondo dei poveri. Altrimenti non mi spiego come possa accadere che prendano certe decisioni assurde.
Si, certo. Il mio è un problemino da niente. Non è politica, non è finanza, non è calcio. Non è Alitalia, non è clandestini rumeni, non è aumento del prezzo del petrolio al barile. Il mio è un comune imprevisto di organizzazione familiare.
Han deciso che per aiutare le famiglie l'inizio delle scuole avverrà il 22 settembre. Eh si, così potranno andare in ferie in mesi meno costosi dell'ormai proibitivo metà agosto. E gli albergatori ne guadagneranno il 40% in più, dicono. Evviva. Che risparmio, caspita.
Non so. Mi chiedo se questi hanno figli. Se hanno nonni e babysitter a gogo'. Se possono prendersi tre mesi e mezzo di ferie.
Ma io dal 6 di giugno al 22 settembre, dove lo metto il pupo?
Con un minimo di 75 euro a settimana per i centri estivi, andrei a 1050 euro per tutto il periodo. Peccato che giugno, metà agosto e settembre non siano coperti da attività simil-scolastiche. Indi dovrei prender un quintale di ferie, ma qualcuno l'ufficio dovrà pur reggerlo anche d'estate.
Ah già, come dice Brunetta, in comune son tutti fannulloni, dimenticavo.
Si, sono arrabbiata. I diritti dei ricchi, ecco cosa, davanti a quella dei poveri Cristi come me. Discorso semplicistico e sempliciotto, da populino comunista, ditemi pure quel che vi pare. Ma non riesco a pensare diversamente. Mi sento davvero una massaia che sbarella davanti all'aumento del prezzo delle zucchine dal fruttivendolo, che bestemmia contro il governo e ribalta le cassette delle verdure per aria.
Ma non ho altro che un blog. Quindi sorbitevi il mio sfogo.
Ed ora, come sempre, troverò una soluzione. In qualche modo, farò.
martedì, 13 maggio 2008,14:23
- Non è che mi aiuti a svuotare casa mia di là? Voglio buttar via un mucchio di cazzate, i mobili, gli scatoloni, buttar via polvere e dare una lavata, e chiuderla definitivamente. Un lavoraccio insomma, e non riesco mica da sola, dovrei chiamare un'impresa di pulizie.
- e certo così mi fai fare il manovale, ecco, a questo ti servo, zoccola! Mai che chiami gli altri con cui esci, bastarda!
Okay. così non va. Proviamo un altro approccio.
- Sai potremmo passare più tempo insieme. Un weekend in Croazia a guardare il tramonto, e ricordare il passato...ma anche.... dimenticandolo...
- ..in che senso amore?
- ...sai. Non so come chiederlo. E' che... devo sbarazzarmi della mia vita di prima. Voglio dimenticare.
-.......
-....dimenticare per poter ricominciare, finalmente, a credere in un futuro....
- tu lo sai, sono qui, quando hai bisogno io ci sono.
- voglio andare a casa mia, di là, e gettare via tutto. foto, ricordi, vestiti, mobili....
- ......
- ...ma da sola non ce la faccio. Non ce la faccio, cancellare tutto, continuo a rimandare, ho paura di pentirmi di buttar via quei ricordi, ma devo farlo.
- .... si, ti capisco... ma..... chiami giusto me per far fatica eh? mica chiami il batterista....
- ...io con te... con te mi sento sicura. Protetta. Conosci tutto di me, e sai darmi la forza di andare avanti.
- ......
- ..... ho bisogno di te. Ho paura di tornare li, venire avvolta dai ricordi, dalle frustrazioni, dalle lacrime che ho versato in quelle stanze. Ed ho bisogno di qualcuno forte (..) che sappia guidarmi. E scuotermi via da tutto questo.
- ......
Macchè, non ci casca. Ultimo tentativo.
- Amo', devo sbaraccare casa, un lavoraccio. Però te la do dopo.
- Okay, anche una pompa?
Ecco. Ci vuol poco a convincere un uomo.
giovedì, 08 maggio 2008,14:58
Una nube di polvere rossa si alza ai lati della macchina, mentre proseguiamo per la strada sterrata, in mezzo al bosco. Controllo di non prendere troppe buche, piano piano, i finestrini aperti per concederci i profumi del bosco attorno. Non un'anima viva, eppure alla sorgente avevan detto "son sette chilometri, li poi c'è il villaggio nuragico".
Ostia, non so nemmeno cosa sia un villaggio nuragico. Potrebbe essere anche una setta nudista di Hell's Angels. O una comunità di vegani in crisi etilica. O un centro commerciale a tre piani.
Mica gliel'ho chiesto, sai che figura, io so BENISSIMO cosa cazzo sia il villaggio nuragico.
Intanto la nube rossa ci invade, mentre passiamo sopra una sorta di ponte di sassi, dove passano appena le ruote dell'auto. Prima o poi si arriverà, mi dico. Una discesa paurosa, ci porta all'apertura della vallata: colori intensi, rossi accesi, verdi smeraldo, giallo e rosso dei fiori. Tutta questa natura che sta li a dirti, a prescindere.
Ah si, lei sta li a prescindere. Le baie celesti, la sabbia bianca, come queste vallate di pura poesia, stano li a prescindere da me.
Arriviamo. L'archeologa ha una maglietta sinistroide e la bandana in testa, esempio bizzarro di par condicio. Mi dice, certo che vi porto, se volete di là (per loro è tutto "di là", ma non ti fanno un cenno con la mano, una piantina, o la mera indicazione "destra-sinistra", penso sia un test d'ammissione, o sadismo allo stato puro) c'è la grotta.
Sembra di esser ai Murassi del Lido. Ci arrampichiamo tra le rocce, mi capacito che le passeggiate sugli scogli hanno temprato le capacità del nano, e arriviamo ad una fessura enorme nella roccia. Visitiamo la grotta da soli, giochiamo agli esploratori.
La nostra guida al villaggio nuragico è ciò che nel mio immaginario dev'essere un pastore sardo. Ci mostra, ci spiega, sopporta i nostri tempi e le nostre domande. Siamo solo noi e lui.
- ma questo profumo che sento ovunque... cos'è? dolciastro,... buonissimo.
E mi viene in mente che da me, i profumi dolci son sinonimo di perdita di gas da Marghera.
L'omino mi parla delle piante. Il finocchietto selvatico, che qui i pescatori lo mettono pure in foglie sull'agnello. E i fiori, quei cespugli... In realtà lo so che vuol dirmi, è natura mia cara, ha questo profumo qui sai.
E penso a quanto mi mancano gli odori. Il prezzemolo appena tagliato. Le mele sull'albero. I cespugli di rosmarino del vicino di casa, da cui rubare i rametti per l'arrosto. E le piante dei pomodori.
Mentre faccio la mia lista mentale, il tizio mi guarda e ridacchia, dobbiamo sembrare due imbeccilli cittadini.
Torniamo per la stessa strada sterrata (altri sette chilometri, infiniti), ad ogni curva un paesaggio diverso. Gabry canta sopra il cd che suona in macchina, cantiamo insieme, e la sua vocina intonata si arrotola alla mia con una dolcezza infinita.
martedì, 06 maggio 2008,16:06
Ci sono storie che iniziano, sbocciano, e appassiscono.
Altre iniziano piano, carburano, e vanno avanti a lungo.
Altre che durano in eterno, tra alti e bassi, e altre che semplicemente, finiscono.
La nostra ha avuto un picco di cottura, s'è bruciata, e ora sta li. Non finisce, non riparte. Sta li gongolando sulle cose che ancora abbiamo in comune. E stiamo bene, come un'ernia che si doveva operare anni fa, ma ormai ci si è abituati, affezionati, ed è utile per sapere quando cambia il tempo.
Questo finale non me l'aspettavo. Insomma, mi aspettavo un finale. Adesso, seguendo logica, dovrebbero succede un mucchio di cose, mentre invece non succede nulla. Tutto fermo, stabile. E' come un mal di testa, che da fastidio, ma non tanto da prenderti il moment. Anzi, ogni tanto quasi quasi passa.
Che culo.
sabato, 03 maggio 2008,18:47
Il posto è bello, il viaggio piacevole.
Ma capacitarsi di dover passare una settimana di ferie a fianco alla pizzeria "ve la diamo calda" mi preoccupa alquanto.
Azzo.
mercoledì, 30 aprile 2008,17:30
Una maglietta sopra l'altra, i calzini arrotolati, la biancheria nel sacchetto di juta. Il beauty essenziale, la spazzola, il phon. E i cd, la fotocamera, il telefono.
Un sospiro d'ansia.
Poi lui, a riempirle il resto della valigia con un po' di tutto. E la maglietta non stirata, ma tanto in valigia vedrai che si raddrizza da sola. Mah.
Una valigia in due. Le cose l'una in quella dell'altro, e lo spazzolino infilato tra i suoi ombretti. Però non è che mi va tanto di dargli spazio, si dice.
Carica la macchina, sali, mo' si va. Dove?... boh, intanto andiamo. In...... in giù, direi, che c'è caldo. Un vento di incoscienza che le sbriciola i buoni propositi, e la voglia di abbandonarsi a quello scellerato amore. Un bambino sei, proprio un bambino.
Ah si. Bel casino, si ripete. E manco per caso le veniva in mente che mai come allora sarebbe stata, incoscientemente, e disordinatamente, felice.
sabato, 26 aprile 2008,08:29
Giulia guarda il mare, e ci annega la testa. Si fa schiaffeggiare dalle onde, raggelare dalla temperatura ostile, trascinare senza volontà ovunque se la porti.
Giulia non si oppone, non si ricorda come si nuota, non sa fare nemmeno il morto.
Non pensa, guarda soltanto. La tempesta è solo li, che tutt'intorno è calmo. C'è un bambino con una paperella che gioca sulla bassa marea, due donne che camminano con l'acqua alle cosce per snellirsi la figura, e due mariti con la panza che fuoriesce dall'elastico del costume, senza inibirli lontanamente. E dall'altra parte, il gruppetto di adolescenti, con i due che fanno i pirla, la bella, il ciccio.
Giulia guarda il mare, e si sente goccia tra le gocce. O forse, uno scoglio, che sta li lo stesso anche se l'acqua lo travolge e affoga.
Giulia esce dall'acqua, si asciuga con l'asciugamano ruvido, si sciacqua i pensieri neri di dosso. Si avvicina al chiosco dei gelati, e chiede uno stick. Il tizio la guarda storto, e lei precisa "un ghiacciolo alla menta".
Giulia compie settantanni, ma le sembra ieri.
venerdì, 25 aprile 2008,21:06
Insomma,
andrei in ferie.
In ferie con un uomo che detesto.
Un uomo con un blog melenso. Con parole melense, amiche melense che gli scrivono sospiranti citando Neruda e Coehlo. Insomma, tutto ciò che più anti-flauta esista.
Ora. Che ci
andrei a fare, mi chiedo?
Ah che ne so. Noia e masochismo penso.
O codardia.
giovedì, 24 aprile 2008,07:34
- ...e c'era il papà di mio cugino
- Gabry...si chiama zio, eh, è tuo zio. Ti ricordi come si chiama tuo zio?
- .......
- Stefano, è lo zio Stefano!
- ma.. io quanti zii ho allora?
- beh, c'è mio fratello, tuo zio Francesco.
- ah, e poi?
- e poi i fratelli da parte di papà, Stefano e Patty, e la moglie di Stefano e il compagno di Patty...
- ah.
- .....A che pensi Gabry?
- ... e dalla parte del postino quanti zii ho?
....Ecco. Mio figlio che fa humor a otto anni.
mercoledì, 23 aprile 2008,08:31
Riaggiornò la posta.
La sua mail colorata, doppio click. E una frase. Una domanda, o meglio, una risposta a tutto quel discorso che si continuavano a fare via mail.
"Vuoi fare sesso con me?"
Un'accusa. Dopo l'amore, questo ci rimaneva, ammettere che la pelle chiamava ancora. E chiedersi se sfuggire, o abbandonarsi, e rischiare di innamorarsi, di nuovo, di noi.
E non sapere che risponderti.
martedì, 22 aprile 2008,11:54
Non le reggo, non le reggo più.
Ho amato l'insegnamento, ho sacrificato volentieri tempo e energie per loro. Ho gioito per i loro successi, ho fatto mea culpa per i loro errori. Ho donato la mia amicizia e ho goduto della loro.
Ora prenderei un lanciafiamme, e partendo dai capelli, li incenerirei tutti, dal primo all'ultimo. Zoooot, una fiammata, e puf, spariti. Ah, meraviglia.
Chiamano, in continuo. Un sms perchè non sanno a che ora, una mail perchè non trovano il testo, avvisano all'ultimo che non vengono a lezione, con scuse che vanno dal "son troppo stanca" al "ho preso sonno". Se arrivano, non studiano un beneamato. Non dico vocalizzi e arpeggi, almeno impararsi le parole, ascoltare in macchina i pezzi. Macchè. A lezione, impegno minimo, più proiettato al "fàmoce du' risate". Un corso di karaoke insomma.
Zoooot. Fiammata alta due metri, e cenere da soffiare via.
Parlavo con uno di loro, il buon Andrea, sfogandomi. Dico, mi sfogo e poi mi passa. Macchè. Una non viene alla prova "m'ero scordata", l'altra dopo mesi di prove, e dopo aver coinvolto nei suoi pezzi mezza scuola, mi avvisa candida che "cavolo, quel giorno sono in germania".
No, certo, mica hanno colpa. Può succedere. Bizzarro accada a tutti contemporaneamente.
E' la categoria, le cantanti, da eliminare. Sono svampite, intente al tipo di french manicure, più che allo studio. Egocentriche e con manie di protagonismo, sempre in competizione l'una con l'altra, a chi grida di più. Hanno anche lati positivi, ma al momento mi sfuggono.
Ecco. Zoooot. Un litro di benzina a testa, e via. Come vorrei.
lunedì, 21 aprile 2008,10:22
Speravo tanto fosse un'omonimia.
Zio e padre di due miei cari amici, nonchè percussionista di sfilata della banda di Caorle. Caduti dalla barca mentre andavano a pesca.
Sono legata alla città di mare per averci insegnato fino a due anni fa, e per suonare con la banda e con le mie ex allieve, per rivedere gli amici, per farci le cene di pesce insieme. E perchè è una cittadina così amena, tagliata fuori dalle grandi arterie di traffico, quasi isolata, eppure piena di mondo vacanziero. I ritmi delle stagioni turistiche, e la pesca per gli altri. Un mondo genuino, in cui tutti sanno di tutti. E la figlia del sindaco è stata mia allieva, la moglie mia amica, come il presidente del consiglio comunale, o il finanziere, o gli albergatori. Quell'aria di paesello intasato di volti sconosciuti d'estate, e colorato dai cittadini d'inverno.
Ho sempre amato e ammirato, come capita ad un "forèsto", quel clima d'altri tempi. E sono sempre stata lusingata di essere chiamata la maestra di musica , con rispetto e considerazione immeritati.
Questi due vecchi spegnersi così, tra le reti.
Volevo scrivere queste due righe, anche se non ve ne potrà fregar di meno, comprendo.
sabato, 19 aprile 2008,19:10
E' ormai nota la mia passione per gli elettroamici di casa e ufficio.
Dopo beatrice, l'odiata fotocopiatrice, matilde e berenice, rex e ivano, dopo l'ultimo arrivo di Martina, ora a voi il prossimo battesimo.
E' arrivato lui.
Registrerà tutta la mia musica, d'ora in poi.
Ma prima di elogiarlo come si conviene, intanto che facciamo conoscenza, a voi l'onere di titolarlo.
La rima è gradita e necessaria, sappiatelo.
mercoledì, 16 aprile 2008,15:22
E' un groviglio allo stomaco. Parte al centro, sotto lo sterno, e preme. E i brividi, ti si infiamma il viso e si gela la schiena. Ti si ferma il battito del cuore, cerchi appigli invano mentre cadi in un pozzo di realtà.
E' la gelosia, che ha un filo elettrico legato a tutto il resto. Alla mancanza, alla possessività, al redimere anche il peggior mentitore. Ti scardini le convinzioni, e daresti tutto per un istante, per riavere tutto per te.
Poi respiri a fondo. Decidi che è un insieme di casualità, il blues troppo lento, le parole che combinate insieme son troppo affilate, una solitudine che col tempo pesa esponenzialmente, e che non bisogna, non bisogna cadere nelle trappole.
Ho smesso di sbattere i pugni sul tavolo, ho finito i discorsi e le analisi e i convincimenti. Ho perso la pazienza, l'ho ritrovata, l'ho sprecata. Mo' sono a buon punto, e mi volto indietro. Perchè nulla come un caldo abbraccio della strada vecchia sa consolare chi si perde in quella nuova.
Però... avanti andare. Avanti. Prima o poi si arriverà pure ad una destinazione. Qualunque essa sia.
martedì, 15 aprile 2008,15:35
....e comunque, mia dolce
searchy , nemmeno a me volevan dare la scheda per il senato. ma convinti.
10 anni secchi in meno. madonna se son figa.
Fla-
allaricercadiqualcosadipositivoinquestelezionidimerda
martedì, 15 aprile 2008,12:22
E finisce un'era.
E i metalmeccanici votano lega.
E parte la dittatura.
Ora scusate, ma
c'ho da fare.
sabato, 12 aprile 2008,22:20
Sapermi innamorare.
Saresti cosa preziosa, da difendere e proteggere e coccolare. E tutt'attorno graviterebbe la mia vita.
E non sarei più una biglia impazzita tra le emozioni.
E non sarei più instabile per la solitudine.
E andrei a casa presto, che c'è chi mi aspetta.
E non mi truccherei più con le mie difese. Starei a fissare il niente leggera come nuvola.
Se solo sapermi innamorare.
giovedì, 10 aprile 2008,10:54
Nella mia vita ora c'è Martina.
E' arrivata ieri, senza preavviso. E' entrata nella mia casa, tra figlio, gatta e spartiti. Sborona anche nella sua minutezza, si è appostata nel posto ideale. Sopra una spina, tutta per lei, e un piano di lavoro ampio, dove star comoda senza rischiare d'esser spostata.
Di base è giallina. E' bionda insomma. Si è già scontrata con le varie spie e segnali acustici di Matilde, soprattutto, che si considera pur sempre la reginetta della casa. Ha già capito i tempi e i modi, entrando a pieno titolo nell'ebbrezza delle mie giornate.
Stamattina, alle sette in punto ha chiamato. "Oh, signora, io parto eh". E mentre sistemavo il nano per la scuola, Martina ha cosparso la mia tana di odore di famiglia. Il caffè. Profumato, aromatico, s'insinuava per le camere, una delicata carezza a risvegliarmi.
Ha atteso, in caldo, che prendessi la tazza. Ha versato il caffè senza spandere una goccia, con vergogna delle mie moke messe li in angolo, e mi ha guardato interrogativa, mentre lo assaggiavo. Con sguardo severo l'ho fissata, attendendo di valutare il suo operato. Per poi, regalarle il più riconoscente dei sorrisi. E decisa, calda, accogliente, si è donata a me, fedelmente, per ogni giorno che verrà.
Ora c'è Martina, a farmi il caffè ogni mattina.

mercoledì, 09 aprile 2008,11:38

Certe serate partono con un input pazzesco.
Sarà che ho preso i brillantini come ombretto. E distribuisco brillantini ovunque. E' sicuramente questo.
Entriamo nel locale, e in sottofondo c'è l'ultimo cd registrato con la Lounge Orchestra. Come i grandi. Ingrasso d'orgoglio ascoltandomi in filodiffusione. E sboroneggio (che quando mai mi ricapita) a profusione con i convenuti.
Iniziamo il check, ottimo suono, bel feel. Ah si.
Mangiamo. Una cena coi controfiocchi, un rosso indimenticabile.
Primo set: entra nel locale il FamosissimoPianistaJazz. Io cerco di trasformare me, leggio e flauto in innoqua antenna Umts, tentando una mossa camaleontica. Ma (ribadisco, i brillantini illuminavano il locale..) non solo attiriamo l'attenzione, il meco si alza da tavola ad ascoltare i soli, in piedi, forchetta in mano e in masticazione sospesa.
Secondo set: entra nel locale pure il FamosissimoTrombettistaJazz. Che mi saluta con un "La mia amichetta di my space!"... in mezzo a risatine malefiche dei miei compagni di trio. I bastardi.
Dietro timida proposta, il FamosissimoPianista si fionda al piano, e iniziamo a suonare insieme (lo posso mettere nel curriculum?), io lui e il contrabassista. Michele mi guarda basito. Anche io mi guardo basita. Anche i brillantini intorno mi guardano basiti.
La serata finisce attorno ad un tavolo, il mio trio e i due FamosissimiJazzisti, a raccontar barzellette, e a far ear-training (alle due del mattino) giocando come i grandi.
Respiro a pieni polmoni, e alzo il livello alcolemico in modo imbarazzante, godendomi una serata "tra quei veri". Manco fossi una starlette alla cerimonia di consegna degli oscar. E se non bastasse, i grandi si son dovuti pure pagare la cena. Noi ci abbiamo guadagnato pure il cachet.
Torno a casa, e mi rendo conto che non trovo casa mia, ma soprattutto...che non so a chi raccontarla.
Taci va che ho un blog (va che fortuna, eh?).
ps. i brillantini di questo post non sono stati in alcun modo maltrattati. (Disponibili presso Douglas, gel pennellino e polveri di diversi colori, prezzo allucinante, ma qui siamo gnokke certificate, mica cazzabubbole).
ps bis nella foto, uno dei convitati. andato via subito.
martedì, 08 aprile 2008,11:24
Siamo in rotta.
Passo la giornata a gridargli dietro, a ripetere sistema la camera-vai a fare i compiti-spegni quel coso (dove coso può essere nintendoDS come acqua della doccia)-non li che ti cade-ecco hai visto e mo' sistemi-finisci di mangiare-piantala di cazzeggiare finisci il compito, e bla bla bla.
E' inutile soffermarsi sul tono di voce, e sulle minacce con cui intingo le varie strofe.
Insomma, è guerra aperta. Ma, inspiegabilmente, il nano s'appiccica. Mi segue per casa come un serial killer, e riesce a cacciarsi in guai che manco Doraemon. Per dirne una, mentre arrancavo sullo step, l'artista pretendeva di acquerellare sopra il mio letto, sopra il mio copriletto arancione, sopra il mio copriletto arancione che fa pandant con le tende, il lampadario e tutte le cornici di camera mia. Ah, i cuscini. Pure i cuscini fanno pandant, ovviamente. E lui, fenomeno, insisteva con intentare un ritratto di mamma sua appoggiando l'acquetta sopra il mio copriletto arancione che fa pandant con le tende, il lampadario e tutte le cornici di camera mia. Ah, i cuscini. Pure i cuscini fanno pandant, ovviamente.
Gli ho detto, ti cade. L'ha messo in terra. Dopo due minuti ha allagato il pavimento (ma tanto quello non fa pandant). Per dire, io avrò ragione. Ma lui è impedito, cronico.
Tutto ciò per dire.
Stamattina pioveva. Fisso. Usciti da casa, gli dico (perchè mica ce la fa da solo) "resta sotto il portico finchè sposto la macchina".
Di solito faccio manovra, inverto il senso di marcia e lui sale dalla parte opposta della strada. Ma oggi diluvia. Indi faccio solo retromarcia fino al portone, in modo che possa salire dal lato passeggero prendendosi meno broncopleure possibile.
Il fenomeno esce dal cancelletto, lo chiude, e fa il giro dall'altra parte. E mi guarda. Sotto l'acqua. Dal lato guidatore.
".......è che son abituato a entrare di qua".
"Ma cazzo ti fumi alla mattina?....ma sarai demente...."
Il nano non ce la fa. Scoppia a ridacchiare. "...da qualcuno avrò pur preso".
E c'ha ragione. Il piccolo bastardo.
lunedì, 07 aprile 2008,09:22
A proposito. E' stato a casa solo venerdì. Oggi Mario è tornato.
So che stavate in pensiero.
sabato, 05 aprile 2008,22:03
C'è musica dappertutto. Pentagrammi, real book, sigle scritte su improbabili pezzi di carta. In ogni stanza di musicista c'è il casino creativo, fuori dal quale la musica non suona uguale.
Attacca il cavo, apri il leggio, appoggia le parti, che regolarmente cadranno a terra. E un appunto a matita che alla fine non dice nulla, ma ti ricorda tutto ciò che devi fare.
E le idee, tirate fuori con diplomazia assoluta, per non offendere nessuno, per non offuscare gli altri, timidamente. Le orecchie aperte, il piacere di stare insieme a creare qualcosa, la stima di noi, per ora, fin quando ci starà bene lavorare insieme.
E io me la godo.
C'è quell'atmosfera da tempi del conservatorio, quando non c'era vita al di fuori dalla musica, quando non poteva esistere nulla, lavoro, amori, famiglia... ma solo note, armonie.
Mentre oggi, i nostri figli giocano insieme in un'altra stanza, finiamo presto che domani sono in ufficio, e se il concerto è presto dovrò prender ferie.... Com'è diversa la realtà, da quella che credevo al tempo.
Ed è forse per questo, che quel che costruiamo piano è diventato importante, prezioso.
Porto a casa Miki, e facciamo progetti. E' tutto contento perchè facciamo quel pezzo di Pastorious, e io son tutta contenta per Shorter, col pezzo che ha il mio nome. Il suo obiettivo è fare cose che non sa fare, e studiarle, e impararle, e sfidarsi. Il mio obiettivo è fare pace con me.
Ho voglia di suonare anche dopo la prova, è alzarsi da tavola con ancora la fame. E' sentire che devi suonar bene perchè sbagliare sarebbe un delitto. E' provare una magia, creata dalle tue note. E' non dover dirle, le cose, perchè ti capiscono subito al volo, senza dirsi, senza guardarsi. E' sentirsi in mezzo al proprio mondo, stare attorno ad un tavolo prima del concerto, con i miei compagni d'avventura, quasi ignorati dal resto del locale, e fare una scaletta, che non manterremo mai. Un microcosmo elettivo, ognuno con un proprio colore su di una tela bellissima.
Che anche se te lo spiego con mille parole, non lo capiresti mai.
E non sai cosa ti perdi.
venerdì, 04 aprile 2008,10:15
Mario è l'emblema di ciò che dovrebbe essere ogni collega.
E' puntuale, rimane a casa solo se contrae la Sars, si prende ferie solo se non dà fastidio a te, e non ti lascia mai il suo lavoro da fare. Anzi.
In ufficio risponde anche al tuo telefono, copre i tuoi errori, è la spalla ideale quando c'è da fronteggiare un utente spiacevole. Ti spalleggia coi capi, ti viene in contro se sei intenta in altre faccende (dalla lettura di una mail impegnativa, al petting col Collega Carino alle macchinette), e non ti fa pesare mai nulla.
E' il mio alter ego, gestiamo le stesse pratiche, lo stesso ufficio, le stesse mansioni. Se non c'è l'uno, c'è l'altro. E quando arriva l'orda barbarica di pratiche, si mette a capofitto. Bravo, preciso, non sbaglia mai. E, quasi come una mamma discreta, fa anche quello che io dimentico, sistema quello che incasino, controlla quello che già sa ho scordato. E non me lo fa mai pesare, mai, sebbene il mio protagonismo meriterebbe qualche ridimensionamento.
Non bastasse, è un perfetto compagno di forchetta. A pranzo sa consigliarti quale tra i tre primi sia il più giusto della giornata. Sa commentare come provetto chef, gusti ed accostamenti. E prende con te il dolce, senza farti sentire in colpa.
E meglio di qualsiasi amica, ti ascolta. Con pazienza e ironia, si sobbarca sfoghi gabriel-scolastici, racconti musicali, paranoie amorose. E quando dice la sua, lo fa con garbo e discrezione. Senza sentenze.
E infine: intonato da paura. Come sa fare con te i coretti, le sigle, gli spot, i rimandi a refrein famosi, ah, nessuno può.
Non è un collega, è un mito. E' talmente spettacolare che non ti riesce di mancargli di rispetto, approfittare del suo buoncuore, sfruttare la sua disponibilità. Ti senti in colpa se cazzeggi, perchè Mario lavora anche per te, senza fartelo pesare.
Ecco, è il mio amico Mario.
- ciao fla, oh, domani non ci sono, ho avuto una colica renale nel pomeriggio, esco ora dal pronto soccorso.... mi spiace, avvisi tu la capa?
- ma vaffanculo, bastardo!
martedì, 01 aprile 2008,13:14
Io sono una massaia multitasking.
So combinare lavatrice-forno-lavastoviglie, senza che salti la luce. Stendere tutto il guardaroba del nano, e contemporaneamente preparare la besciamella per le lasagne (così solida che stanno su manco fosse silicone per protesi), studiarmi i pezzi e intraprendere relazioni scabrose via messenger, il tutto con maschera al lichene bianco sul viso, e impacco al rododendro (e rodofuori) e aloe tarocca (la vera costa un botto) sui capelli.
Che i capelli sono importanti.
Ma c'è una cosa in cui sto ancora studiando: la spesa.
Ho seguito numerosi corsi, ma ammetto, è un tirocinio continuo.
La base per ogni buona spesa è la lista. Prima di tutto, va definito il tipo di market. In base alla struttura, si visualizzerà l'ordine in cui si indicheranno i prodotti per l'acquisto. E si potrà quindi scartare un'inutile tour per il corridoio ininfluente.
Prima di partire, quindi, lista in una mano, un euro nell'altra, e nella terza le borse di tela per salvare il pianeta. Possibilmente, anche figlio (in quanto provvisto della terza mano mancante).
In linea di massima, si parte con la verdura.
Allora, frutta, insalata, prezzemolo.... E fragole. Le fragole vanno tassativamente nel seggiolino per bimbi aperto. Via, lo sanno tutti. E poi la pasta, la carne e i formaggi, lo scatolame, il vino (messo visibile, sarà il primo da metter sul nastro trasportatore, e poi in borsa). Poi i detersivi, prodotti di belessa, cancelleria di scorta per i pupo.
E infine, alla cassa. Alla cassa nasce la staffetta. Il pupo parte alla caccia al tesoro del "ho dimenticato il dentifricio, il bicarbonato, gli assorbenti" mentre noi si attende il turno. Ecco, magari gli assorbenti no. Che sentir gridare il pupo da una corsia "mamyyy.... super, extra plus o con le ali antisgoccioliomutanda??" è lievemente imbarazzante.
La disposizione è il segreto: bottiglie intorno, solidi sotto, fragole e uova sopra. Con velocità, che la signora dopo già ringhia. Carico del carrello (che non potete sapere cosa voglia dire rovesciarlo, ignavi...) e arrivo all'auto. E qui, l'acqua dietro al sedile, il resto nel bagagliaio. Tipico il pacco da dodici di cartaigienica messo dietro sopra il portaoggetti, dietro. E poi, pian piano (che in curva tutto crolla) fino a casa.
Io, io a questo punto non resisto vostro onore.
Sa, una volta caricato il tutto, devo girarmi, fare inversione con la macchina. E in fondo al parcheggio, c'è uno spiazzo grande. E sa. A volte. Accellero, prendo la curva, sterzata, la destra sul freno a mano, .........LEVA!!!!! ... ecco... come dire.
So che sbaglio in qualcosa. Ma alla lunga al frullato di fragole ci si abitua.
lunedì, 31 marzo 2008,17:49
La ragazzina ha occhioni grandi. Stringe le ginocchia, seduta sullo scalino di casa, e guarda le ombre della gente. Che non ce la fa a guardarle in faccia.
Ha dei lacrimoni lunghi ormai asciutti sulle guance. Stava piangendo a dirotto, ma poi si è dimenticata, pensando ad altro. Nemmeno il tempo di asciugarli.
Sta diventando grande. Le è passato in mente il primo pensiero adulto.
La mamma esce, guarda il tramonto come un bel ricordo, che appare d'improvviso. E vede la sua bimba diventare donna, così, davanti agli occhi. E' un istante. E due rughe le solcano il viso, dove si sono incanalate le sue lacrime, vedendola crescere.
Sta invecchiando. Non ha più nulla che la distragga dal tempo che corre.
sabato, 29 marzo 2008,11:56
18 tracce per il live. Più le ascolto e più mi viene addosso una claustrofobia da strutture e campioni inimmaginabile.
Ho visto il mio papà commuoversi, senza dominare un'emozione. E vederlo umano, fragile, anziano. Mi ha stretto il cuore.
E ho visto una zia dopo quindic'anni. E flash di vita da bambina, un vaso di ceramica con la frutta finta, di un kitch pauroso, spuntato fuoi dai ricordi come unico comune denominatore. Inquietante.
I miei amici hanno organizzato un pranzo, come ringraziamento per un concerto, per una trentina di persone. E visto che cadono tra le elezioni, non sarei potuta andare. E loro hanno anticipato tutto per me.
Ed è una cazzata. Ma una gentilezza simile mi riempie il cuore.
Ho sentito un gruppo di rock qualcosa. Tipo accordi del giro di sol, ampli a palla, un boato distorto come musica. E mi sono divertita. Alla faccia della jazzista seria per la quale mi spaccio.
Ho rivisto la Dody. Invecchiata. Ed ha la mia età. E una tristezza e malinconia addosso, che la stringe, e una relazione che non può più funzionare.... la strozza. Come le strutture e i campioni.
E poi ho visto il mio ex, invecchiatissimo. Ma con tredic'anni di rughe, giustamente, più di me. E pessimista, negativo, irritante. Sempre fermo li, dove ci siamo lasciati mille anni fa.
E il terraglio, e la stessa figlia tossica di un amico, a battere per la dose. Riempiendomi di rabbia, e di rammarico. E di bestemmie per i puttanaioli con cui rischi tamponamenti continui.
Ho i ragazzi pronti per un primo saggio, tra quindici giorni. E sono in ansia per federica. E per elisa. E per elisabeth, roberta, laura, francesco, vanessa.... Ma ancor peggio, non so dire la parola giusta ad Andrea.
Ho ricevuto una mail, dove son stata legnata a dovere per le mie insicurezze. Ed esattamente, le parole "Ma come?? cosa ti ho insegnato a Venezia? (o forse dovrei chiedermi: chi ti ha dato il diploma?...)".
Della serie, posso farcela e mi sto facendo solo delle pippe. Oppure sono enormemente sopravvalutata e, come già detto, farò una figura di merda epocale.
Ecco. Era per aggiornare gli amici. Perchè sto tralasciando tutti. E mi spiace. Ma sto bene, no, meglio di bene.
mercoledì, 26 marzo 2008,21:33
Svuotata, abbandonata dai suoni e dai suoi investimenti. La maestrina percorre la notte gelata, piano, con addosso una coperta stanca di emozioni.
Il mondo l'ha salutata prima, lasciandola sola a tornare a casa. E lei ha salutato il mondo, per tornare a casa, sola. Una solitudine che la strozza, la schiaccia con crudele foga, infischiandosene dei suoi bisogni, ed è insopportabile.
Le auto le scorrono accanto, le altre vite le passano accanto. Il mondo la chiama, ma il telefono sta lì nel sedile a fianco, la luce azzurra di un inutile messaggio, ma che m'importa.
Piano, guida piano, taglia in due la notte deserta, riempiendola delle sue domande, che una dopo l'altra escono dalla mente, riempiono la macchina, la strada, il paese, l'aria. E premono. Premono a farla impazzire. E allora piange, silenziosa.
E' angosciata. Stretta da muri di obblighi, senza il pavimento di un amore, senza un tetto a proteggerla dagli eventi.
La maestrina ha troppo da pensare, ha impegni, appuntamenti, riunioni. Ha tutto compresso nelle 24 ore, per non darsi tempo di pensare. Ragionare fa male. Fa fare errori, debolezze.
- E' che quando si smette di amare, rimane un vuoto. E l'eco che suona in quel vuoto, è insopportabile.
La maestrina srotola i chilometri, sbatte in un flipper tra storie sbagliate, e nessuno le entra dentro. Ed è... insopportabile.